A tutti è capitata l’occasione di riflettere sulla “fiducia”.
Non sempre lo abbiamo fatto.

Fiducia è affidabilità, è credere in se stessi, è credere negli altri, è un valore personale profondo. Fiducia è lealtà, è congruenza, è integrità. Fiducia è ispirazione. Fiducia è energia, entusiasmo, impegno.

Fino a qualche anno fa non avevo mai realizzato perché la “fiducia” avesse sempre giocato un ruolo così importante. Non solo nel mio privato, ma anche nella mia vita lavorativa e soprattutto non avevo mai prestato vera attenzione a cosa genera fiducia e cosa no.

La nostra vita è fatta di relazioni e le relazioni si fondano sulla fiducia.
Senza fiducia è difficile che durino nel tempo, siano esse relazioni di business o relazioni private.
Spesso quando si parla di fiducia ci si riferisce a rapporti personali, di coppia o di amicizia. Ma la fiducia è un valore che nel momento in cui scegli di viverlo realmente coinvolge e permea tutto intorno a te.

Come la maggior parte delle persone, ho sempre pensato che la fiducia “o ce l’hai o non ce l’hai”. Affermazione corretta.
Ma cosa porta ad averla o non averla?

I rapporti basati sulla fiducia danno molto e nella maggior parte dei casi ci coinvolgono appieno. A volte può succedere però che le persone ti deludano o ti feriscano con comportamenti che mai avresti potuto aspettarti.
Queste sono le situazioni in cui è opportuno fare un’analisi profonda.
Ci vuole poco, dopo aver incassato colpi pesanti, a chiudersi a riccio e a tirare su una barriera che porta a non fidarsi più di nessuno. Ci vuole poco a trarre conclusioni e ancor più a generalizzare.
Può questo comportamento giovare alla nostra vita?
La qualità dei nostri rapporti ne può trarre beneficio?

Mi piace parlare di “scelta” nella fiducia perché in qualche modo tutto parte da noi. Scegliamo di essere un certo tipo di persona e ottenere la fiducia degli altri con i nostri comportamenti. Con le nostre azioni trasmettiamo credibilità e ispiriamo o meno gli altri ad avvicinarsi a noi. La fiducia si basa su chi noi siamo, non su chi fingiamo di essere…

Nel momento in cui ispiri fiducia, vieni considerata una persona credibile, integra, autentica e con facilità saprai a tua volta riconoscere negli altri questo valore. E potrai scegliere.

Una cosa è certa, quando c’è fiducia tutto scorre più fluido e rapido e per questo è molto importante costruirsi un “fondo fiduciario” solido. Se lo possiedi puoi anche sbagliare, ma l’errore non metterà in discussione chi tu sei. Se quel fondo è debole o non c’è affatto, l’interpretazione nei tuoi confronti potrà essere diversa e spesso definitiva.

HRD Training Group ha compiuto 20 anni da poco.
Cominciamo ad avere una storia da raccontare e qualche segreto per il successo da svelare. :-)
Eccone uno: HRD è un’azienda basata sulla fiducia.
Le persone sono sempre state al primo posto, prima dei numeri e prima dei fatturati. Sono certa che la solidità che abbiamo raggiunto come gruppo è anche merito dell’aver dato fiducia e aver creduto nelle persone forse più di quanto loro credessero in loro stesse.
Agli inizi della nostra avventura in particolare, quell’atteggiamento ha generato entusiasmo, dedizione, impegno, ha stimolato cuori e menti che mai avrebbero potuto muoversi in quei frangenti solo per competenza e preparazione.

Parlare di “fiducia” ad ampio raggio non è usuale se non conseguentemente a qualche avvenimento più o meno piacevole, ma in qualche modo ognuno di noi porta con se ogni giorno il suo messaggio.
Ispiriamo fiducia, doniamo fiducia, percepiamo fiducia.

Non è necessario argomentare in merito.
Per un bambino ad esempio, la scuola più importante non sono i discorsi, ma ciò che vede intorno a sè.
È molto facile dire che, anche se si rischia di venire ingannati o delusi, bisogna avere fiducia nella vita, nella società, nelle persone perché ciò è molto più gratificante. Saranno la sua esperienza e gli esempi che incontrerà a dare un senso a queste parole.

I bambini sono molto disponibili a fidarsi ed insegnare loro la fiducia è una questione di fatti concreti, di azioni e di comportamenti che si possono “vedere”…
La congruenza tra ciò che dici e ciò che fai è la miglior maestra.
E ciò è valido anche per gli adulti.

Rimanere scottati ogni tanto fa parte del gioco.
Trarre grandi soddisfazioni tutte le altre volte lo è altrettanto.

Roberta Cuttica

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Mi piace guardare avanti.
Il passato è andato. Possiamo solo portare a casa le lezioni che ci ha insegnato e possiamo dargli un senso se siamo convinti che nulla capiti a caso.
Alcuni eventi della nostra vita un senso lo hanno senz’altro.
Un senso supremo, qualcosa che solo il tempo ci permetterà di comprendere.

Da ragazzina adoravo i cartoni giapponesi.
Mi dicevano che erano tutte stupidaggini e che educavano alla violenza.
Non mi è mai importato molto del pensiero altrui se non trovavo riscontro nella mia realtà e continuai a guardarli per anni.

Avevo problemi alla schiena in quel periodo ed ero fisicamente “bloccata”. Uscivo molto poco rispetto ai miei coetanei e trovai rifugio in quei fumetti.

I miei “eroi” erano guidati da principi che condividevo. Ognuno si batteva per ciò che credeva giusto, si impegnava per un risultato o per un obiettivo, fosse vincere in uno sport o salvare la terra dagli alieni.
Li vedevo così. Mi identificavo in quei “ragazzi” immaginari che avevano uno scopo importante, una missione da compiere. Sognavo con loro. Imparavo da loro.

Scrivevo tutte le frasi “istruttive” pronunciate dai vari personaggi negli innumerevoli episodi delle loro avventure e in breve tempo riempii quattro quaderni di appunti. Erano le mie “lezioni” preferite.

A scuola mi giocavo quelle segrete “citazioni” nei temi e spesso mi valevano qualche punto o nota di merito. :-)

Quei quaderni sono gelosamente custoditi nel mio cassetto dei ricordi. Tutti ne abbiamo uno. Vecchie foto (di quando ancora potevano essere solo stampe), diari, biglietti dei compleanni, lettere di chi per noi conta o ha contato, piccoli oggetti che portano con sè una storia, un significato.
Se stanno li, in quel posto che abbiamo accuratamente scelto, c’è senz’altro un perché, devono aver rappresentato qualcosa di importante, qualcosa che merita di essere ricordato.

Certe “cose” si ritrovano solo in occasione dei traslochi, per questo il cosiddetto “dimenticatoio” esiste. Se ogni tanto però le vai a cercare e investi qualche ora del tuo tempo per addentrarti in quei “frammenti di vita”, potrai rimanere sorpreso dalle preziose scoperte che potrai fare.
Osserva le vecchie foto: che emozioni ti suscitano?
Rileggi le pagine dei tuoi vecchi diari: che sogni nascondevano?

E’ risaputo che siamo la somma totale dei nostri pensieri e a volte “fare un giretto” nel passato può essere l’occasione per trovare risposte a domande impegnative. Domande che alcuni evitano addirittura di porsi.
Sto facendo ciò che davvero voglio fare?
Dove sto andando?

Se nulla capita a caso, come credo fortemente ormai da diversi anni, in quel tuffo nei ricordi possiamo trovare nuove ispirazioni o semplicemente prendere qualche consapevolezza.

Quando feci questo “esperimento” su me stessa, lo riscontrai chiaramente.
La schiena “bloccata” e la mia esperienza con i cartoons che ho raccontato all’inizio, ad esempio, hanno trovato un senso.

Entrata nel mondo della formazione, a soli 19 anni, ne fui subito conquistata.
Fu amore immediato, coinvolgimento, passione.
Toccai con mano che anche nella realtà c’erano persone guidate da valori simili a quelli dei miei “eroi”. C’era chi credeva fortemente in qualcosa e si impegnava per un risultato personale o professionale, chi non si accontentava del “tanto quanto basta”, chi non si arrendeva davanti alle difficoltà e perseverava, chi aveva uno scopo e non viveva alla giornata senza sapere il motivo per cui si alzava la mattina.

Mi ritrovai catapultata in un mondo che mi affascinava… Mi piaceva stare in quell’ambiente e frequentare quelle persone.

Oggi credo che quei messaggi ricevuti dai cartoni giapponesi, quegli stimoli verso un certo modo di pensare (che forse solo io riuscivo a cogliere), abbiano inciso molto sulle scelte che ho fatto nella mia vita. Di certo hanno inciso sul “come” le ho fatte e sul “come” le ho portate avanti.

A distanza di anni ho compreso.
All’epoca mi sentivo inadeguata per la mia schiena e cercavo per quella via un pò insolita quello che forse tutti gli adolescenti cercano per strade più comuni.
Oggi sono certa che, se la mia situazione fosse stata diversa, quegli stessi cartoons non avrebbero potuto regalarmi le stesse sensazioni, né ispirarmi i medesimi sogni.

Mi piace pensare che abbiano svolto e portato a termine il loro compito.

Un video che amo moltissimo e che spesso mi capita di riascoltare (in effetti ormai lo so quasi a memoria), è il famoso discorso di Steve Jobs all’Università di Stanford nel giugno del 2005.

Nelle sue parole ciascuno di noi può trovare tanti insegnamenti e tanti spunti per sagge riflessioni.
Nella prima parte, la storia che racconta riguarda “l’unire i puntini”…
Non occorre avere fatto grandi imprese. Occorre avere sempre fede che qualsiasi cosa farai, un giorno i puntini si potranno unire.
Questa è una buona finalità per guardare al passato. Una delle poche.

Roberta Cuttica

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“Posso farlo! Voglio farlo! Lo faccio!” Se hai sviluppato una certa mentalità e ti poni nei confronti delle situazioni con un certo tipo di atteggiamento queste tre mini frasi sono un mantra eccezionale.

In alcuni casi però, a meno che non si abbia una forza di carattere davvero straordinaria, molliamo prima ancora di aver iniziato poichè ci lasciamo coinvolgere dal pensiero degli altri, lasciando assopire il nostro dietro dubbi e paure. Dubbi e paure che neppure percepivamo prima, dubbi e paure che di certo non ci appartenevano, ma che diventano nostri in pochi istanti.

Mi spiego meglio. Consapevoli o no, siamo tendenzialmente sensibili al parere e al giudizio altrui. Non per tutti pesa allo stesso modo, ma il mondo che ci circonda ci influenza, chi più chi meno non siamo immuni al pensiero delle persone a noi più vicine, siano essi i nostri famigliari o il nostro “gruppo dei pari”.

Vi è mai capitato di partire “in quarta” con grande entusiasmo verso un qualcosa che la vostra mente vedeva chiaramente?
Vi siete mai sentiti trascinati da una grande carica ed energia, certi che quel che volevate fare era meraviglioso e fattibilissimo?
Vi è altrettanto mai successo di sentire spegnere a poco a poco dentro di voi la fiamma per quell’idea perché le persone intorno a voi non la condividevano o semplicemente non la credevano realizzabile?

Il “così fan tutti” è difficilmente criticabile, ma quando prendiamo decisioni non proprio in linea con il comune pensiero, siamo molto più esposti. Quando facciamo scelte che non rispecchiano il più diffuso pensare, che spezzano le regole comunemente e supinamente accettate come tali, entriamo in conflitto con le persone che ci vogliono bene, urtiamo e stupiamo chi ci sta intorno.
Di solito il mondo è ostile e diffidente verso chi non sta nei binari e trovare un proprio equilibrio all’interno di queste dinamiche potenzialmente sabotatrici può essere molto importante.

Ho sempre ritenuto saggio ascoltare il parere altrui, valutarlo con attenzione e poi però seguire il proprio cuore.
Per quella che è stata fino ad oggi la mia esperienza, questa via non mi ha mai delusa seppur non sia stata sempre facile.
E’ stato così quando ho scelto di lavorare nel settore della formazione ancora pseudo sconosciuto in Italia 22 anni fa, è stato così quando all’età di 12 anni sono diventata vegetariana, è stato così quando ho avuto un figlio prendendo solo 3 kg di peso, è stato così quando abbiamo scelto di non vaccinarlo, e potrei aggiungerne altri… :-) :-)

Se decidi di andare controcorrente, sei facilmente considerato uno che non ascolta, uno “contro”, ma non è così in assoluto. Si può non essere d’accordo. Si possono vedere le cose in maniera diversa, il che non vuol dire far torto a qualcuno, ma semplicemente ascoltare se stessi.

Quando facciamo qualcosa, o ancor più quando valutiamo qualcosa, tendiamo a farlo in un certo modo perché ci hanno insegnato che “si fa così”. Non realizziamo (o almeno non subito) che a volte basta spostare il proprio punto di vista per permettersi di vedere prospettive completamente nuove, soluzioni diverse, strade alternative e straniere per il resto del mondo, ma che ci appartengono intimamente.

Mi piace partire dal principio che la cultura in cui viviamo ci dia delle direttive, ma non necessariamente queste sono sempre esatte o valide in ogni occasione. I nostri “pari” o le nostre famiglie hanno delle linee di pensiero che non sempre rispettano le nostre o quantomeno non nella totalità ed essere “un bravo ragazzo/a” secondo lo stereotipo della società attuale è soggettivo.

Per cui cosa accade se ciò che vogliamo fare non è condiviso dalle persone che più contano per noi?

Come in tutte le cose, dobbiamo scegliere! Scegliere di farci fermare dalle insicurezze, dai timori e dai dubbi degli altri o seguire l’istinto che ci ha portato in quella direzione. Se percorri la via meno battuta, puoi ritrovarti solo. Va messo in preventivo. Le persone da cui ti aspettavi aiuto e sostegno, si dileguano. Sono intorno a te, ma non sono con te. Il gioco si fa inevitabilmente più duro…

Per reggere la disapprovazione ci vuole carattere, un bel po’ di determinazione e una buona dose di coraggio.
E’ un prezzo che non sempre si è disposti a pagare e solo noi possiamo sapere se ne vale la pena.
Il valore può essere il successo o anche semplicemente il sentirsi coerenti con se stessi.
L’altro prezzo, diverso ma altrettanto alto, è
il rammarico per non averlo fatto che si scopre solitamente quando è troppo tardi e il “momentum” è andato…
Se però trovi in te la forza di andare avanti, la soddisfazione è impagabile. La “follia” se sana, non avventata bensì ponderata, è in assoluto buona e smuove energie evolutive.

“Una delle più grandi soddisfazioni nella vita è fare quello che gli altri dicono che non puoi fare!” mi disse qualcuno tanto tempo fa…
E’ curiosa la vita perchè quando lo hai fatto, sei riuscito, hai vinto, ecco manifestarsi il comportamento “bizzarro” delle persone che dopo averti criticato, dopo aver speso parole per farti desistere, a volte addirittura dopo averti “giocato contro”, guardano al tuo successo come se fosse merito loro.
A quel punto tornano nuovamente tuoi alleati, si sentono fieri di te, ti portano in trionfo e con una pacca sulla spalla esclamano “Bravo…lo sapevo che ce l’avresti fatta!!”.

E tu, che da una parte li manderesti tutti gloriosamente a quel paese, gioisci in silenzio, orgoglioso, sapendo di aver conquistato tanti “punti” in stima e rispetto.

Roberta Cuttica

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Sono sul treno. Guardo fuori dal finestrino. Con l’alta velocità il panorama scorre rapido, le regioni si susseguono e la mente si dissocia dal presente se glielo permetti. Oggi il “collegamento” va molto oltre la tratta Roma-Milano.

Sarà perchè è una giornata strana, o sarà perchè nulla è per caso, sta di fatto che, dopo quasi due anni di silenzio, ho deciso di scrivere un nuovo articolo per il mio blog. A volte sai da dove parti e sai dove vuoi arrivare, altre volte sai solo da dove parti, come adesso che ho messo le mani sulla tastiera del mio Mac..

Se dovessi fare due considerazioni su questo ultimo periodo direi che non per tutti l’anno chiude a dicembre..

Nel mio caso, ogni settembre è un nuovo inizio. Le somme le ho sempre tirate ad agosto, forse perché il 25 è il mio compleanno e se da giovani compiere gli anni è solo un’occasione per festeggiare con parenti ed amici, da più “grandi” può diventare un appuntamento con te stesso, un momento di riflessione. Così è stato anche la scorsa estate.. il sole, il caldo e la spiaggia sono i miei complici, gli unici compagni di cui ho bisogno per svolgere il mio rito annuale.

Il 2012 è stato lungo, intenso e importante nel suo insieme. E così le somme le ho tirate due volte. A fine estate e a fine anno. Più un altro pochino adesso, su questo treno..

Durante il bellissimo viaggio che abbiamo fatto a Natale, ho trovato un altro spazio per lasciare vagare i pensieri che è una delle cose che più amo fare in vacanza. La mente non riposa mai, ma nei pochi attimi in cui riesci a “non pensare” puoi trovare tante risposte. Amo quegli attimi.

Credo che l’aver festeggiato i 20 anni di HRD in questo ormai terminato 2012, mi abbia permesso di fare un tuffo nel passato che mi ha riportato a tante situazioni e a tanti volti che hanno fatto parte della nostra storia. Riguardando le foto stampate e i video amatoriali dei nostri primi eventi sono andata molto indietro nel tempo, riesumando ricordi di anni quasi dimenticati o semplicemente custoditi in qualche nicchia della memoria. Il cuore ha rivissuto emozioni forti, buone e meno buone, emozioni che hanno contribuito a creare chi noi siamo come azienda e soprattutto chi io sono come persona.

E così, con la banale scusa di una ricorrenza, qualche mese fa, mi sono ritrovata a ripercorrere non un solo anno, ma gran parte della mia vita spaziando dai momenti più significativi documentati dalle tante immagini, ai minuscoli frangenti di un sorriso o di una lacrima documentati solo dal sussulto del mio cuore.

Nel farlo ho realizzato quante cose avrei da raccontare, quante esperienze ho vissuto, quante lezioni ho imparato grazie ad esse, quante persone hanno fatto un pezzo di strada con me e quanto siano state preziose maestre di “come fare” o “come non fare”, quanti avvenimenti mi hanno messo alla prova più o meno duramente.

Questa è quella che mi piace chiamare “ricchezza di vita”!

Ognuno ne ha una propria e la maggior parte di noi non la considera, quando invece può essere un bagaglio importante da comprendere e sfruttare. Spesso cerchiamo riferimenti al di fuori di noi, cerchiamo ispirazioni dalle storie di altri e ci dimentichiamo che tutti noi abbiamo una storia.

La nostra storia è la nostra vita. In essa sono racchiuse tutte le esperienze che abbiamo vissuto e che ci hanno insegnato lezioni importanti nel bene e nel male, ci sono gli errori commessi, ci sono gli atteggiamenti con cui abbiamo scelto di porci di fronte alle varie situazioni.

Credo che se riuscissimo a guardare a tutto ciò che ci è accaduto, a ciò che abbiamo fatto, alle persone che abbiamo incontrato nel nostro cammino, rimanendo per un attimo al di fuori dei fatti, osservandoli semplicemente dall’esterno come uno spettatore attento, potremmo renderci conto di chi siamo veramente e di cosa ci ha portato fino a qui. Un buon osservatore nota i dettagli e si sofferma sui particolari.. può essere che ce ne sia sfuggito qualcuno.. può essere che ci siamo dimenticati di quanta forza e quanto carattere abbiamo dovuto mettere in pista in certi frangenti.. può essere che ci sia sfuggita la vera lezione che stava dietro a quel fallimento o a quella delusione.. può essere che abbiamo dato per scontato l’Amore e il valore di qualcuno che è stato al nostro fianco in un periodo importante.. e la lista dei “può essere” potrebbe continuare..

Riflettere su questi aspetti con la mente libera e con il giusto distacco può rivelarsi molto prezioso e soprattutto può mostrarci in totale chiarezza la nostra “ricchezza di vita”. E’ curioso perchè ricordando alcuni eventi del passato puoi sorprenderti di ció che hai fatto, di come hai reagito, di quel che hai detto.. ti domandi se rifaresti ancora quella cosa o non la rifaresti mai più, se ti comporteresti allo stesso modo o ti comporteresti diversamente.

Ad un tratto ti scopri cresciuto. Maturato. Consapevole.. grazie anche a quella situazione, a quel dolore, a quella soddisfazione, a quella persona. Ad un tratto realizzi che la tua storia personale riveduta e corretta da te stesso, col filtro degli anni, ha un sapore molto diverso..
Roberta Cuttica

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Era il 1991. Roberto ed io vivevamo da pochi mesi in Toscana.
La nostra attività era promuovere i corsi di memoria a Pisa e Firenze dove vi erano dei centri operativi di cui ci era stata data la responsabilità. Quei primi mesi toscani non furono facili… ambiente nuovo, persone nuove, 4 mesi di vita in un camper prima di trovare una casa con un prezzo accessibile, pochi soldi nelle nostre tasche e la guerra del golfo che nel gennaio di quell’anno raffreddò gli animi di molti nostri potenziali clienti.

Una delle iniziative di quel periodo per fare iscritti ai corsi fu organizzare delle serate di presentazione nelle varie località dell’interland fiorentino… Tanto lavoro di “locandinaggio e volantinaggio” (non avevamo molto altro di cui avvalerci 20 anni fa) per risultati spesso insoddisfacenti.
Fu così anche quella fredda sera di marzo a Empoli.
Un fallimento. Solo 6 persone in sala. Ormai eravamo lì e per rispetto di quei pochi, facemmo comunque la serata come se fossero stati 40.

Non sapevamo ancora che in quell’occasione avremmo incontrato per la prima volta una delle persone più importanti della nostra vita! La mia amica Irene!

Irene e sua sorella Claudia s’iscrissero al nostro corso quella sera stessa! Claudia frequentò a Pisa pochi giorni dopo, mentre Irene venne a Firenze qualche settimana più tardi.
Il suo corso di memoria, nonostante fosse uguale a mille altri, lo ricordo perfettamente, perché iniziò la sera in cui si incendiò il Moby Prince. Forse la cosa non mi avrebbe tanto colpito se su quel traghetto non ci fosse stata la mamma di un nostro collaboratore, ma sta di fatto che la notizia mi scioccò davvero e questo. fece imprimere indelebilmente nella mia mente quel venerdì 10 aprile 1991.

Questi due episodi, la presentazione a Empoli e il corso a Firenze sono i miei primi ricordi di Irene.
Da allora le nostre strade non si sono mai divise e siamo diventate “grandi” insieme!

Nel 1992 nacque HRD Training Group e tutto si ri-impostò sotto una nuova luce. Irene era parte del nostro nuovo progetto.
Il suo impegno e la sua dedizione erano particolari, su di lei potevi contare, lo si capiva subito… Bastarono pochi mesi perché si creasse tra noi una splendida intesa e sinergia che nel tempo si trasformò in fiducia vera.

Irene continuò a crescere in capacità, credibilità e affidabilità e quando nel ‘94 Roberto ed io decidemmo di trasferirci in Lombardia, Irene rimase un fondamentale punto di riferimento per l’attività a Pisa che proseguì regolarmente anche senza la nostra costante presenza.

Nel 1998 decisi di parlarle a quattr’occhi. Una chiacchierata importante che avrebbe cambiato il suo futuro. Eravamo cresciuti molto professionalmente, era nata l’HRD Academy e avevamo molti centri operativi dei corsi di memoria in numerose città Italiane. Avevamo bisogno di un ufficio, una segreteria centralizzata e qualcuno di cui fidarci per amministrare e coordinare il tutto.

“Solo Irene è la persona giusta – dissi a Roberto – Deve venire a Milano”!

Ricordo ancora il giorno in cui fui io a chiederle di trasferirsi. Sapevo che avrebbe fatto un po’ di resistenza, che la metropoli non la allettava e che non sarei stata così brava a spiegarle il suo nuovo ruolo, considerato che non era così chiaro neppure nella mia testa, ma sapevo anche che non ero disposta ad accettare un no.
E così fu. Dal 1998 Irene vive a Milano. Ora è la sua città!

Era una mia iscritta personale, ”mia figlia” come l’ho chiamata simpaticamente per anni. Aveva iniziato seguendo me in tutto e per tutto. Ero coordinatrice, lei divenne coordinatrice, ero docente dei corsi e lei divenne docente dei corsi, mi occupavo della logistica degli eventi, lei divenne la responsabile logistica, ero Staff Leader, divenne Staff Leader e potrei allungare la lista dei molteplici ruoli ricoperti da entrambe nella nostra carriera.
Ciò che conta però è che Irene nel tempo diventò migliore della maestra. Credo che una mia caratteristica vincente sia sempre stata quella di non avere paura di circondarmi di persone migliori e più capaci di me. La Ire lo è sempre stata e quando non lo era, si metteva in condizioni di esserlo e questo generava subito sicurezza e affidabilità. Oggi le sue competenze spaziano in svariati campi e sono io ad appoggiarmi alla sua “preparazione” in più di un’occasione.

HRD non si è fatta certo mancare la varietà in questi anni e di salite impegnative ne abbiamo percorse tante. In tutti i momenti di dubbio e di difficoltà, così come in tutti i momenti di successo e di soddisfazione, Irene c’era, sempre presente al nostro fianco, un punto fermo…
C’era per me personalmente, c’era per noi.

Forse, in principio, noi abbiamo avuto fiducia in lei più di quanto lei ne avesse in se stessa, ma di certo in alcuni frangenti successivi lei ne ha avuta in noi più di quanto noi fossimo consapevolmente in grado di ispirarne.

Irene rappresenta HRD tanto quanto la rappresentiamo Roberto ed io, ma ciò che più conta è che è la nostra migliore amica, è la madrina di nostro figlio e da un paio di anni è diventata socia dell’azienda che con tanta passione e dedizione ci ha aiutato a creare. Attestati di stima non indifferenti a dimostrazione di quanto sia una persona speciale per la nostra vita.

1991-2011… 20 anni insieme!
Questo mese festeggiamo questo straordinario anniversario, ma la ricorrenza è solo un pretesto per celebrare l’amicizia, la lealtà, la fiducia, l’amore, i valori e i principi che se condivisi e rispettati uniscono le persone nel tempo.

Mi piace la nostra “storia” e mi è difficile raccontarla perché non è una storia solo di fatti, ma di emozioni e di tasselli messi ad uno ad uno nel tempo, tasselli che hanno creato solidità e forza, complicità e stima, crescita e risultati.

Negli anni Irene è diventata mia “sorella”!
Non ho avuto una sorella nei primi anni della mia vita, ma l’Universo me ne ha donata una davvero straordinaria, la migliore che potessi desiderare.
E per me essere sorelle significa esattamente avere il rapporto che abbiamo noi.

Roberta Cuttica

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